- - - - - - - - " Trait d'union " - - - - - - - -


Essere "tratto di unione"
oggi è una missione molto, molto importante,e anche urgente!
In un mondo che si divide, a partire dalla fragilità della persona che non accetta più di essere se stessa, alle famiglie che si scindono ogni giorno, alle società politiche, umane, e anche religiose sempre più litigiose, ecco che appare essenziale riprendere un "trait d'union": un segno di unione.
Questa missione di rigenerazione dell'unione, di recupero dell'unità perduta, di ripristino della coscienza della comunione non è un compito facile, certamente, ma ottiene la serenità e l'equilibrio della pace piena e duratura in colui che si appresta ad essere un "trait d'union".
In primo luogo,
bisogna essere in tensione, in "trazione" appassionata e appassionante, perchè si possa raggiungere l'obiettivo con precisione e sicurezza, perchè l'arco della pace scocchi la sua freccia di fede, di speranza e di amore al momento giusto e nel posto giusto.
In secondo luogo,
essere segno di unione - trait d'union - richiede una sofferenza, non è sempre piacevole: spesso occorre mettersi di mezzo, e rimetterci con la propria vita, essere disposti ad accettare anche le ferite (specie morali) di chi non si vuol ricongiungere e non crede nel raggiungimento dell'unità.
In terzo luogo,
infine, chi si pone come "trait d'union" non deve mirare a far emergere se stesso come artefice della riconciliazione, ma deve come scomparire, mentre le parti avverse si ricollegano, non parteggiando nè per l'una nè per l'altra; come se lui non ci fosse: e proprio da qui emerge l'efficacia di questo anonimo "nessuno" che tutto può.
Ricollegare l'umanità è un compito arduo e difficoltoso, in salita; ma l'arciere della pace diventa in questa missione sempre più se stesso: un segno di collegamento tra la terra e il cielo, tra il possibile e l'impossibile, tra l'umano e il divino, tra l'impegno e la grazia, tra un'identità umana che si perde e l'umanità ritrovata nel suo pieno valore e senso, nella piena serenità dell'essere essa stessa un "Trait d'union" per la pienezza della Verità.

--------------- " Greenwich " ------------


La mappatura della nostra umanità, a partire da una convenzione stabilita, può aiutarci a vedere, rivedere, orientarci, considerare, valutare, eliminare le realtà in e attorno a noi.
Questa convenzione, questa specie di meridiano di base, sul quale misurare poi - in derivazione - ogni altra realtà e situazione, che cos'è, se non la Natura?
La natura(lità) delle realtà materiali e spirituali è il meridiano di Greenwich che è condiviso da tutti: atei e credenti, fanatici e tradizionalisti, progressisti e nostalgici del passato, pacifisti e guerrieri,...
Tutti ruotano attorno alla misurazione della Natura delle cose che avvengono, ed esse si valutano in base proprio alla natura(lità) o alla artificiosità della situazione considerata, qualunque essa sia.
Possiamo, in effetti, fare tutto e il contrario di tutto, nella pratica, operativamente.
Ma la valutazione - il senso e il valore - di quella realtà compiuta avviene in base alla Natura di quella realtà, al riferimento che essa ha nei confronti di questo "Greenwich" di orientamento.
Ciò che si allontana o esce da questo centro, da questo osservatorio della mappatura morale, finisce - prima o poi, ma già subito nel suo orientamento - nel caos e nel nulla di valore e di senso: muore moralmente, anche se continua a vivere materialmente; perde di senso, anche se non perde della vita fisica.
"Greenwich" permette non solo di conoscere la mappatura e l'orientamento delle cose della terra e su di essa, ma ci fa conoscere anche dove è diretta questa nostra umanità: verso un'alba nuova, che la terra - attraverso la sua Natura - ci addita attraverso la sua mappa.

" Ouverture "

C'è sempre una possibilità, anche quando sembra che non ci sia più alcuna speranza...
L'apertura della situazione appare quando meno te l'aspetti, e spesso senza merito alcuno, quasi come un dono dal cielo.
Ma occorre poi approfittare di questa nuova occasione, e non lasciarla passare invano.
L'apertura della vita diventa così non solo occasione, ma si trasforma in mentalità, in processo mentale, in forza e energia evolutiva, che ci permette di affrontare tutte le realtà della vita, anche quelle più contrarie e apparentemente disdicevoli.
Come un certo Giona, come quel famoso Pinocchio, anche noi veniamo spesso rigettati dal ventre della balena, passando dalla situazione della prossima morte alla possibilità di ricreare la nostra vita. 
Nelle situazioni della tenebra, della morte che sembra prevalere, nella negatività che pare sovrastare alle situazioni, c'è sempre un'alba improvvisa e sorprendente, un miracolo che sgorga dalla situazione naturale.
Perchè ogni situazione naturale - fisica o morale - è sempre
generosa
e generante,
e invita anche noi a essere altrettanto.

. . . . . . . . . . . . " Eldorado " . . . . . . . . . . .

La Città Dorata, che spesso sognamo fuori da noi, sta all'interno di noi: è una città interiore tutta da riscoprire, attraverso la ricostruzione delle realtà perdute e dimenticate, rimettendo in ordine tutte quelle realtà che, ora disordinate, non ci permettono di gustare e vedere che possiamo vivere nella dimensione dell'Eden tutte le occasioni della nostra vita.
Eldorado non è una leggenda, ma una missione: ridare lo spirito dorato alle realtà del presente significa impegnarsi a ricostruire, giorno per giorno, tutto quello che succede in città con uno spirito, un valore e un senso nuovo.
Ricostruire la città significa recuperare dentro di noi l'arte più preziosa, umile e urgente per l'oggi: la politica, intesa come coscienza di appartenere a una città interessante: quella dell'umanità.
La vera intuizione della Città Dorata diventa così la presa di coscienza della preziosità dell'umano e dei rapporti con tutto ciò che gli compete; come a dire che per accedere alla fortuna e ai valori non occorre gettarsi nel futuro, ma recuperare nell'oggi la profondità e la conoscenza dei sistemi già esistenti a livello personale, famigliare, sociale, spirituale, morale: in essi giace il tesoro prezioso ancora dimenticato e non utilizzato per acquistare il vero progresso: quello della Verità.

________________" Albatros "


L'albatros (Diomedeidae)
Saper sfruttare le correnti dello Spirito,
e non rimanere legati alle situazioni.
Anche se con fatica si sale in volo verso le realtà del cielo, se l'impaccio della terra ci condiziona e non ci vorrebbe mai lasciare dalla piacevole e comoda condizione dell'avere i piedi per terra, dopo la fatica del decollo, possiamo ammirare dall'alto l'universo di noi stessi e del mondo.
L'albatros ci richiama l'alba della fede, sempre come possibilità donataci, ma anche sempre come inpegno da assumere.
Le nostre opere possono innalzare noi stessi e il mondo nel progresso della libertà, nel superare il limite e andare sempre oltre un confine che pareva assodato e che ci stava illudendo nel "qui e ora".
Salpare verso il "già e non ancora" non è solo un'avventura, ma è l'identità di colui che può.
Il potere che è racchiuso in noi non può rimanere legato all'opera delle nostre mani: mentre un'alba nuova ci attende sempre, ci viene richiamata l'attenzione e la tensione amorosa, gioiosa e rinnovante, per fare delle opere delle nostre mani le ali verso il progresso del nostro cuore, della nostra mente e dell'anima nostra e di tutto l'universo. 

" Glasnost "

Non fermarti a una bella o a una brutta notizia, ma guarda sempre il mondo attraverso tutto quello che avviene: dal brutto e dal bello della vita c'è sempre da imparare, basta non restare fermi in essi.
La trasparenza avviene attraverso l'andare oltre: questo è il movimento progrediente della "glasnost",
in ogni settore e a tutti i livelli.
Anche nella fede deve essere attuata urgentemente: fissarsi in un rito (fosse anche il più bello), in una preghiera, in una situazione, in una istituzione (pur bella), a una persona (prete, suora, laico,...) vuol dire lasciare avanzare la morte del segno stesso e la nostra morte della fede, della speranza e dell'amore.
L'andare oltre
è una finestra sul mondo, che devo mantenere su esso,
per essere sempre in sintonia con il progresso di quella grande umanità che raccoglie anche ognuno di noi.

... " Weltanschauung " ...

Malvorlage  Weltanschauung  

Qual'è la "visione di fondo" orientante la mia vita?
...Dei miei pensieri, delle mie parole, delle azioni?
L'orientamento di fondo, che mi apre poi alla strada delle scelte quotidiane, è per me consolidato?
E' necessario che io abbia una visione d'insieme delle realtà che vengono ad occupare la mia vita, per distinguerne i valori, il senso, le modalità e le priorità.
E' come poter avere sott'occhio la visione panoramica della strada che si snoda lungo la mappa della mia vita; e questo mi da la capacità di gestire tutto quanto di me e attorno a me partendo da questa "ottica".
Se la nostra visione di fondo è ben assodata, temprata e sperimentata - specialmente nel confronto con l'altro, l'Altro e il mondo - tutto quello che accade non ci scombussola più, non ci porrà mai in disordine, non ci sommergerà.
Anche le realtà più assurde, apparentemente contrarie, negative e relative, saranno tutte quante poste in una sequenza di valori e di segni collegati, quasi come tasselli di un puzzle, dove noi, in ogni momento, sappiamo recuperare noi stessi e tutto ciò che sta attorno a noi.
Questa è la saggezza della "Weltanschauung".

PROVA - con un po' di pazienza - a vedere il video, e alla fine, tenta di mettere insieme la tua "visione del mondo" recuperando, eliminando, giustificando, tassellando, riordinando, trasformando, riassumendo,...
Ti accorgerai a che punto stai con la tua "Weltanschauung".

Cavalcando la storia...

Il nostro futuro...
si scandaglia attraverso il movimento interiore e esteriore del nostro presente.
Siamo impegnati nella battaglia contro noi stessi, anzitutto: di fronte al pericolo di lasciarci tramontare e adagiare nelle realtà materiali e spirituali, invece di cavalcare l'aurora che annuncia i colori della vita.
Siamo chiamati a scorgere sempre anche attorno a noi la meta e l'ideale, tendendo sempre a un obiettivo in quello che facciamo, per non lasciarci risucchiare dalle "sirene" che ogni giorno, sempre più, ci richiamano attraverso tutte le tentazioni e le tensioni posizionate attorno a noi.
La fatica di ogni giorno è il sangue morale che versiamo sul nostro cammino di crescita, infondendo così una trasfusione rigenerante e rivitalizzante nel nostro mondo, che resuscita il valore di quello che siamo, di quello che sono gli altri, di ciò che è il mondo.
Il nostro futuro, oggi, ha un cuore antico...
è il cammino di chiunque da sempre cavalca la sua e nostra storia.

"Hare Krishna" : "Esercizi Spirituali"

  Ho fatto una miriade di Esercizi Spirituali negli anni di Seminario, poi da Sacerdote; Ritiri d'ogni tipo, con tutti i tipi di persone - sono stato anche Vicedirettore della Casa di Spiritualità della Diocesi - e ho ripetuto due volte il "Mese Ignaziano" (30 giorni consecutivi), ma l'esperienza migliore degli Esercizi l'ho avuta quando, per una settimana, sono stato al Villaggio ISKCON degli Hare Krishna.
Nonostante le esortazioni da parte di certi "superiori", e dopo il primo tentativo rinunciatario, causa la minaccia di sospensione "a divinis"  (una specie di scomunica) ritentai il colpo; e con la fortuna, tutto è andato per il meglio...anzi, per l'ottimo risultato.
Ho condiviso la vita della Comunità di ISKON: cibo, ambiente, tradizioni, preghiere, canti, danze, Tempio, amicizia...e non pensate sia diventato una specie di buddista, di guru...niente affatto! 
Sono tornato contento di avere ricevuto il meglio del confronto su tutti i temi e le esperienze di vita, arricchendo la mia scelta: la vocazione al sacerdozio.
E mentre in tutti gli altri casi di esercizi sopracitati non c'era grande interesse e partecipazione, in questo caso ho partecipato attentamente e sempre, fino in fondo ad ogni tipo di comunione con la comunità (compresa quella rituale).
Sono tornato contento e interessato meglio al mio essere Sacerdote, ho scoperto la gioia dell'esperienza della comunione con Dio confrontandomi con quelle loro divinità, con un modo diverso di pregare e di cantare, arricchendomi del confronto con un nuovo modo di comunicare e di essere in comunione...
Che avrei potuto desiderare di più da quegli Esercizi?
Nello stile di una arricchente diveristà, di un dialogo non fatto di preconcetti e di pregiudizi (cosa che avviene invece tra noi), di una amicizia rispettosa e mai sospettosa, nell'incontro con un Tempio segno di una Chiesa più ampia delle nostre chiese, ogni tanto torno a trovare questi amici tanto preziosi, che il Signore mi ha messo sul cammino della vita per farmi fare gli Esercizi più belli della mia vita.